La pasta alla maniera dei Morelli 1/3
Alla
condotta di Siena, quella cena di Pasta & Pasta gli "afficionados" di
Slow Food se la ricordano ancora,benché sia passato ormai un anno.
Gente abituata a mandar giù sapori con i fiocchi, a sentirseli girare
per il palato, il naso, le cavità del cranio, dentro fino all'epifisi
e all'ipotalamo, quasi a consumare riti orgiastici o
tribali. Però questa
pasta... Eppure era pasta, direste. Bah, semplice così... Era "la
pasta dei Morelli" invece, e allora il discorso cambia
davvero.
Gente abituata ad avere "le mani in pasta" da almeno quattro
o cinque vite, i Morelli. Dicono che il primo fosse...
boh, il nome non se lo ricordano nemmeno, di certo era il babbo di Giovanni
Battista, che a sua volta era il nonno di Dino, l’attuale presidente
della società.
Che poi, società: giusto perché era il caso di trasformarla,
ma in realtà quella dei Morelli è un’azienda-famiglia.
C’è Dino
che ha poco più di settant’anni ma ancora
il timone in mano è capace di tenerlo, poi ci sono i suoi tre “ragazzi”,
Lucia che è laureata in Filosofia e allora l’hanno messa a
tenere i conti e a sorvegliare tutto l’apparato amministrativo, Marco
che si occupa degli acquisti, Antonio che ha trentaquattro
anni e invece cura le vendite ed è un po’ il “pierre” della
ditta.
Ne è passata d’acqua, insomma, sotto i ponti, anche a San Romano: ed è davvero il caso di dirlo, perché l’origine del pastificio Morelli ha radici in campagna, gente che con il grano e la farina ha sempre avuto a che fare, a metà dell’Ottocento avevano mulini e silos. E qui accade un fatto strano, «c’è un aneddoto di famiglia — racconta divertito Antonio Morelli — che ha consentito anche di datare la nascita del pastificio al 1860».